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venerdì 8 settembre 2023

La cura sbagliata della repressione (CHIARA SARACENO – lastampa.it)




– Sembra ormai un riflesso condizionato del governo: a ogni problema di ordine sociale si risponde con un decreto che inasprisce le pene. Poco importa che non vi è nessuna evidenza empirica dell’efficacia di pene maggiorate e che quelle che esistono già spesso non vengono applicate, vuoi per trascuratezza, vuoi per mancanza di personale e strutture adeguate. Inasprire le pene solletica i comprensibili desideri di vendetta delle vittime e concentra l’attenzione sui violenti e il loro intorno sociale, distogliendola dalle responsabilità di chi ha lasciato che si producessero contesti in cui mancano le condizioni minime perché si possa crescere e vivere in sicurezza e fiducia e dove l’umanità è quotidianamente offesa. Responsabilità in primis delle istituzioni in cui si articola lo Stato: polizia certo, ma anche enti locali, scuola (incluso il ministero che la governa e distribuisce i finanziamenti), sanità, politiche edilizie, di assistenza sociale e così via. «Non abbiamo bisogno di più polizia, ma di normalità» ha dichiarato un preside delle scuole di Caivano, specificando che intendeva anche riscaldamento e messa in sicurezza della scuola, la mensa, strisce pedonali davanti a essa, vigili urbani: cose che non appartengono alla normalità di chi vive e va a scuola in quel luogo. “Dateci gli insegnanti più bravi”, e la possibilità di avere un tempo-scuola lungo e ricco di attività, ha chiesto un’altra preside, la professoressa Carfora, che intanto va a riprendersi i ragazzi che abbandonano la scuola, senza chiedere che vengano puniti duramente i genitori. Perché sa che con i genitori occorre parlare, convincerli, con i fatti e non solo con le parole, che vale la pena di investire nei loro figli, che il loro destino non è inesorabilmente segnato, che si può avere fiducia. Metterli in carcere non farà che peggiorare la situazione dei loro figli. Non mandare i figli a scuola è certamente un indizio di scarsa attenzione, cura e responsabilità da parte dei genitori, le cui ragioni vanno indagate e possibilmente risolte, anche tramite forme di accompagnamento. La revoca della potestà genitoriale, auspicata da Meloni insieme al carcere, è una misura molto grave, da maneggiare con cautela. Stupisce che un governo che include persone e partiti che in altri tempi e contesti denunciavano l’affido familiare come negazione del diritto naturale dei genitori ad avere i propri figli con sé, a prescindere, oggi agiti con leggerezza questa minaccia. “Dateci più maestri di strada e più comunità educative”, chiedono coloro che ogni giorno lavorano nei contesti difficili.

“Dateci lavoro”, chiedevano le mamme di Caivano che la presidente del Consiglio non ha voluto incontrare, neppure quella che aveva denunciato lo stupro della sua bambina. Come non aveva voluto incontrare i sopravvissuti di Cutro, quasi non fossero loro le vittime, coloro la cui esperienza e ragioni andavano ascoltate. Un rifiuto di incontro che ha rafforzato l’immagine di Caivano e dei suoi abitanti come tutti indegni e bisognosi di essere “bonificati”, invece di incominciare a correggerla proprio da lì, dalla restituzione almeno sul piano simbolico della loro dignità e status di cittadini, con una propria voce ed esperienza significativa, anche se parziale, dura, scomoda. Un rifiuto che risalta ancora di più a fronte dell’incontro con la mamma del giovane musicista ucciso per una stupida lite da un giovanissimo coetaneo a Napoli. Forse perché questa mamma appare più “rispettabile” e chiede, nel suo strazio, pene esemplari?

Certo che ci vuole anche più controllo del territorio e che chi è violento va contenuto e messo di fronte alle sue responsabilità, anche se minorenne. Ma, come hanno osservato diversi giuristi e operatori sul campo, a partire dalla Garante per l’infanzia, quando si tratta di minorenni occorre muoversi con intelligenza e cautela, avendo in mente che il fine ultimo sia, insieme all’attenzione alla vittima, il recupero del minorenne colpevole. Rendere più facile la carcerazione dei minorenni non serve. Serve piuttosto approntare, non solo sulla carta, strumenti di sostegno e affiancamento alla famiglia e alla scuola, che ne rafforzino, o compensino, l’azione educativa. Soprattutto, situazioni complesse come quelle dei contesti sociali degradati non possono essere risolte con blitz della polizia e l’intervento dell’esercito (con buona pace del presidente De Luca). La notizia che il ministro Valditara ha deciso di mandare più insegnanti a Caivano, così come la decisione di aprire un nuovo bando per gli asili nido, sono positive, anche se, invece di ricorrere a un bando, sarebbe più opportuno individuare con precisione le aree dove il bisogno è più urgente. Ma non si dovrebbe aspettare che una situazione esploda, o semplicemente diventi visibile sui media, per intervenire nelle aree a forte presenza di criminalità, disagio minorile e povertà educativa. Occorre prevenirne la formazione e intervenire tempestivamente ai primi segnali, con una dotazione di servizi educativi, sociali, culturali, di tempo libero, che coinvolga le comunità nel loro insieme, non solo come destinatarie passive, tanto meno come soggetti da bonificare, ma come soggetti attivi, di cui valorizzare le capacità e sostenere quella che Appaduray ha chiamato la “capacità di aspirare”.


 https://infosannio.com/2023/09/08/la-cura-sbagliata-della-repressione/?fbclid=IwAR3lFsR5-D7-l--LvhOGFRzA1mNrtnh2w0dk8B-vA14CNAxIjHSOR2sGnVA

Elenco del peggio e del meglio della scuola (di D. Starnone)





Elenco del peggio e del meglio della scuola

(di D. Starnone)
1.
La scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti. La scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero.
2.
La scuola peggiore è quella che esclama: meno male, ne abbiamo bocciati sette, finalmente abbiamo una bella classetta. La scuola migliore è quella che dice: che bella classe, non ne abbiamo perso nemmeno uno.
3.
La scuola peggiore è quella che dice: qui si parla solo se interrogati. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara a fare domande.
4.
La scuola peggiore è quella che dice: c’è chi è nato per zappare e c’è chi è nato per studiare. La scuola migliore è quella che dimostra: questo è un concetto veramente stupido.
5.
La scuola peggiore è quella che preferisce il facile al difficile. La scuola migliore è quella che alla noia del facile oppone la passione del difficile.
6.
La scuola peggiore è quella che dice: ho insegnato matematica io? Sì. La sai la matematica tu? No. 3, vai a posto. La scuola migliore è quella che dice: mettiamoci comodi e vediamo dove abbiamo sbagliato
7.
La scuola peggiore è quella che dice: tutto quello che impari deve quadrare con l’unica vera religione, quella che ti insegno io. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara solo a usare la testa.
8.
La scuola peggiore rispedisce in strada chi doveva essere tolto dalla strada e dalle camorre. La scuola migliore va in strada a riprendersi chi le è stato tolto.
9.
La scuola peggiore dice: ah com’era bello quando i professori erano rispettati, facevano lezione in santa pace, promuovevano il figlio del dottore e bocciavano il figlio dell’operaio. La scuola migliore se li ricorda bene, quei tempi, e lavora perché non tornino più.
10.
La scuola peggiore è quella in cui essere assenti è meglio che essere presenti. La scuola migliore è quella in cui essere presenti è meglio che essere assenti.


 https://www.facebook.com/1535416992/posts/pfbid037N8F2CxcXDXvwB4rtSLqizoEBSgkGkrnUcfqTvsWH4nv9AaHE9sWnxoTjG8hHyD7l/


STA PER RIPRENDERE LA SCUOLA E IL MAESTRO PAOLO STA PENSANDO...



Lunedì prossimo qui sarà pieno di bambine e bambini dai sei ai dieci anni.
Dalla parte opposta del parco sarà pieno di ex bambine ed ex bambini dagli undici ai tredici anni.
Quelli che ho avuto in classe io saranno in seconda media.
I primi invece che ho avuto qui al Trotter hanno finito la terza media e sono volati alle superiori.
Leggo di decreti, daspo, inasprimenti delle pene per chi non ha ancora compiuto quattordici anni.
Gli sceriffi alzano la voce e, come accade sempre, dicono sciocchezze.
Soprattutto il più inutile e inadatto tra i ministri.
Nessuno ascolta i territori, nessuno parla con chi, tutti i giorni, lavora con le ragazze e i ragazzi.
Nessuno si confronta con chi contrasta l’emarginazione, la povertà, la solitudine, la tristezza, l’isolamento.
Nessuno dice che bisogna investire di più sulla scuola e sui presidi educativi, vere e uniche dighe di contenimento dell’illegalità, per il contrasto della povertà educativa che deriva dalla povertà reale, dal degrado,
dall’impossibilità per troppe ragazze e troppi ragazzi di scorgere la propria strada da seguire e la persona che potrà accompagnarli almeno all’inizio.
Repressione, carcere, durezza, esibizionismo muscolare.
Noi maestre, maestri, professoresse, professoressi, educatrici ed educatori continuiamo il nostro lavoro.
Senza urlare, perché con i bambini e i ragazzi bisogna parlare, a volte anche sottovoce.
Sapendo che anche questa volta gli interlocutori istituzionali non sono all’altezza.
Ma noi siamo testardi e determinati.
E andiamo avanti…

https://www.facebook.com/100001669117144/posts/pfbid02aNCXugkvmqBd4BXFsfNToevcrQqD2yeHmam1riQKMcEzEDBdrJmp4tHvRzZ2jCEkl/

SI RIPRENDE IL CAMMINO

 Quando si intraprende un viaggio lungo ,ogni tanto è bene fermarsi, mi sono fermato per qualche tempo a riordinare le idee e adesso riprendo il cammino. Il mondo è andato avanti, in qualche posto anche indietro, tanta acqua è passata sotto i ponti e mille cose sono accadute, tanti pensieri sono passati per la testa ,incontrate tantissime persone chi sorrideva e chi era scontento. Sono cresciuti figli, fiori, alberi, case e palazzi. Sono state scritte mille canzoni e girati mille film, scoperte nuove medicine per le nuove malattie e di tutto questo sono stato spettatore o protagonista, ma sicuramente curioso.