Lunedì prossimo qui sarà pieno di bambine e bambini dai sei ai dieci anni.
Dalla parte opposta del parco sarà pieno di ex bambine ed ex bambini dagli undici ai tredici anni.
Quelli che ho avuto in classe io saranno in seconda media.
I primi invece che ho avuto qui al Trotter hanno finito la terza media e sono volati alle superiori.
Leggo di decreti, daspo, inasprimenti delle pene per chi non ha ancora compiuto quattordici anni.
Gli sceriffi alzano la voce e, come accade sempre, dicono sciocchezze.
Soprattutto il più inutile e inadatto tra i ministri.
Nessuno ascolta i territori, nessuno parla con chi, tutti i giorni, lavora con le ragazze e i ragazzi.
Nessuno si confronta con chi contrasta l’emarginazione, la povertà, la solitudine, la tristezza, l’isolamento.
Nessuno dice che bisogna investire di più sulla scuola e sui presidi educativi, vere e uniche dighe di contenimento dell’illegalità, per il contrasto della povertà educativa che deriva dalla povertà reale, dal degrado,
dall’impossibilità per troppe ragazze e troppi ragazzi di scorgere la propria strada da seguire e la persona che potrà accompagnarli almeno all’inizio.
Repressione, carcere, durezza, esibizionismo muscolare.
Noi maestre, maestri, professoresse, professoressi, educatrici ed educatori continuiamo il nostro lavoro.
Senza urlare, perché con i bambini e i ragazzi bisogna parlare, a volte anche sottovoce.
Sapendo che anche questa volta gli interlocutori istituzionali non sono all’altezza.
Ma noi siamo testardi e determinati.
E andiamo avanti…
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