Wikipedia

Risultati di ricerca

giovedì 9 aprile 2015

E' ARRIVATO  IL GRUPPO FACEBOOK DEL QUARTIERE ARANCIONE ,
LO TROVATE A QUESTO INDIRIZZO

https://www.facebook.com/groups/quartierearancione/

SE SIETE DEL QUARTIERE ARANCIONE O VI SIAMO SIMPATICI SCRIVETECI A QUESTO INDIRIZZO MAIL
PIU' SIAMO MEGLIO E'!!!!

quartierearancione@group.facebook.com

martedì 7 aprile 2015


6 aprile 2009

di Ascanio Celestini | 6 aprile 2015
“Vieni nella periferia de L’Aquila terremotata” mi dice C. e ci vado.
“Di notte ci stanno i lampioni accesi. Ci passi e senti le ante degli armadi che sbattono per il vento”.
Qui siamo lontani da tutto.
Lontani dalle risate dei lombrichi che sghignazzavano per i guadagni che il terremoto gli avrebbe portato.
Lontani dal Caimano che disorientava il mondo portando il G8 tra le macerie e mischiando le casette antisismiche o quasisismiche o pseudosismiche alle passeggiate dei presidenti tra le macerie o centellinando dentiere alle vecchie attendate nel grande esperimento di gestione antropologico di una comunità di spaesati.
Lontani dalle celebrazioni sincere e commosse, ma anche da quelle piene di fiori finti e aggettivi pomposi.
La periferia che crolla sarà, prima o poi, rasa al suolo. Le case diventeranno terra battuta per altri cantieri futuri. Le finestre che sbattono col suono dell’alluminio anodizzato degli anni ottanta scompariranno come l’alabarda spaziale di Goldrake dalle televisioni satellitari del nuovo millennio.
Ma l’anziano seduto sulla panchina davanti al duomo che ho incontrato l’altra mattina non si muove. Mi guarda e comincia a parlare come se ci conoscessimo.
Come un invasore straniero e malvagio l’Alzheimer non gli ricorda di preciso dove stava di casa prima che la palazzina gonfiasse le mura e il pavimento saltellò per il sisma ad un’ora cruda di notte.
Sorride. Mi dice “mio padre era della Brigata Maiella, la conosce? So’ partigiani che stavano contro tutti e combattevano solo per cacciare fascisti e tedeschi. Mica hanno giurato al re che dopo esse’ stato culo e camicia co’ fascisti e nazisti, ha detto arrivederci e se n’è scappato… Proprio in Abruzzo è venuto per salvarsi alla faccia del popolo che invece mica ce l’aveva la macchina veloce pe’ scappà via e salvà le chiappe. La conosce la Brigata Maiella? So’ stati millecinquecento eroi. Dopo avé liberato l’Abruzzo insieme agli alleati se ne so’ andati a combatte’ al nord. E non è mica per caso che gli hanno dato la medaglia. L’unica ad una brigata partigiana”.
Poi se ne va perché la posta chiude e deve andarsi a prendere la pensione minima. Se ne va coi suoi capelli tinti-in-casa e la voce scartavetrata dalle sigarette.
Lo guardo svicolare l’angolo e non sono sicuro che ci abbia un impegno burocratico. I nodi veri stanno quasi tutti nel cervello e lui ce ne ha uno che non è né quello gordiano, né quello più borghese che intreccia la cravatta.
Stiamo accanto al Duomo tutto incartato per i lavori di restauro. Tra scandali e prese in giro un bel po’ di cantieri sono partiti. Il centro è da salvare. La periferia no. Ma forse è giusto così.
A pranzo la piazza si riempie di muratori. Quello che mi ha portato in periferia a vedere quel pezzo di città destinata a scomparire, ovvero l’amico C., mi dice che se mi servono immagini dei primi giorni dopo la scossa forte, lui non ce l’ha. “So’ venuto per fare le riprese, ma non ce la facevo a resistere in mezzo alle macerie e alle urla”. Pure la compagna che è giornalista mi dice “al centro ci vengo oggi perché ci state voi, sennò io non ci vengo mai. La città non la riconosco. Mi fa troppo male vederla così, né viva abbastanza né morta definitivamente”.
Poi la giornata continua con gli impegni di lavoro. Nel ventricolo del cuore dell’Abruzzo ci sto per riprendere gli ultimi pezzetti di un film che ho girato in un’altra periferia, il Quadraro di Roma, che però non è tanto differente dalle periferie che stanno sparpagliate in collo ai perimetri di tutte le altre città del mondo.
Poi la sera vado a trovare un po’ di compagni (una volta si diceva così) in un posto che si chiama Piazza d’Arti. Subito dopo le scosse si sono mossi con un bus per portare libri tra gli sfollati. Poi hanno conquistati uno spazio dove fare teatro e anche mostre di arte contemporanea. Perché nell’emergenza abbiamo bisogno di libri e teatro, di musica e arte astratta. Le istituzioni che dicono “la cultura non si mangia” dovrebbero ricordarsi che “non viviamo di solo pane”. Che non siamo piccioni da ingrassare, ma gente che può restare senza pagnotta da infilare nella fucina dello stomaco, ma non senza i bagliori nel tempio del cervello.
Vado a dormire con un groviglio in testa. Un groviglio di macerie e cantieri, di vecchi partigiani e nuovi compagni.

E mi ricordo di un’intervista che ho fatto più di dieci anni fa. Bianca Guidetti Serra mi parlava del partigiano Emanuele Artom. In tempo di guerra le aveva chiesto dei libri e lei s’era stupita che in montagna avesse bisogno di quelli e non di armi e cibo. Ma lui le aveva spiegato che il fascismo non si combatteva solo col pane e le bombe, ma soprattutto con la cultura. Quella che non si mangia, ma che si respira. Con lo stomaco vuoto possiamo starci per giorni, ma senz’aria basta un attimo per crepare.

venerdì 3 aprile 2015

VIALE PAPA LUCIANI
 E IL QUARTIERE ARANCIONE ,CON LE SPLENDIDE CREAZIONI FLOREALI DELL'ANNAMARIA, AUGURANO A VOI 
 E A TUTTI GLI ALTRI QUARTIERI
 BUONA PASQUA


giovedì 2 aprile 2015

OGGI E' LA GIORNATA MONDIALE PER L'AUTISMO E IL QUARTIERE ARANCIONE SI COLORA DI BLU'.


Autismo, che cos’è 
da www.Wired.it

Definire cosa sia la patologia è difficile anche nella terminologia. Si parla infatti più che di autismo di Disturbi dello spettro autistico, come ricorda anche l’ultima edizione del l Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm V), includendo sotto questa dicitura patologie prima afferenti a categorie diverse: il disturbo autistico, la sindrome di Asperger, la Sindrome di Rett, il disturbo disintegrativo della fanciullezza e il disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato. Si tratta di disturbi dello sviluppo a livello neurologico (del cervello, diverso in chi soffre di autismo), estremamente variabili da persona a persona (il termine spettro si riferisce a questa variabilità appunto).
Complessivamente si parla di difficoltà, più o meno gravi, nelle interazioni sociali, nella comunicazione – verbale e non – di un repertorio ristretto e ripetitivo di interessi e di attività e di comportamenti stereotipati. I disturbi dello spettro autistico possono essere associati anche a problemi fisici (epilessia, problemi col sonno, all’apparato gastrointestinale) o a disabilità intellettuali, sebbene alcuni soggetti autistici abbiano spiccatissime abilità visive e artistiche (la stessa Temple Grandin ha parlato del proprio cervello come di “un Google Immagini”).
Chi colpisce e perché
Non esiste un’etnia più colpita di altre, né una regione più colpita di altre per il disturbo dello spettro autistico (Dsa) che invece interessa dalle 4 alle 5 volte più maschi che femmine. La prevalenza di Dsa nella popolazione, almeno per Nord America, Asia ed Europa, si aggira intorno all’1%, con stime variabili da 1/150 ad 1/68, come riferisce il Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americano. Negli ultimi anni si è assistito a un notevole aumento della prevalenza della patologia, solo in parte imputabile ad una maggiore consapevolezza della malattia e al miglioramento delle pratiche di diagnosi. A contribuire all’impennata dei casi di autismo registrati negli ultimi anni, infatti, potrebbero essere stati anche alcuni fattori ambientali.
I sintomi: quali e quando
Premessa: i sintomi con i quali il Dsa può presentarsi sono, come già accennato, estremamente variabili, colpiscono con diversi gradi di gravità la sfera emotiva, sociale e comunicativa e possono portare la persona autistica a sviluppare dei sistemi stessi di comunicazione, interazione, apprendimento e comportamento diverse dal resto delle persone: a volte sviluppando straordinarie capacità, altre invece compromettendo gravemente le abilità intellettuali di chi ne soffre. I sintomi compaiono precocemente nello sviluppo del bambino: una diagnosi attendibile è infatti possibile intorno ai due anni, sebbene si stia cercando di identificare sempre più precocemente i segni di un Dsa analizzando il comportamento e lo sviluppo del bambini (qualcuno pensa già in gravidanza). Tra i possibili campanelli d’allarme di un bambino con Dsa, il Cdc ricorda: non rispondere se chiamati dopo il primo anno d’età; fuggire il contatto visivo o fisico; tendenza all’isolamento; risposte non correlate alle domande; interessi ossessivi; ritardo nelle capacità linguistiche; ripetizione continua di frasi e parole; reazioni esagerate per piccoli cambiamenti; difficoltà a capire i sentimenti altri e ad esprimere i propri; mancanza di interessi condivisi; gioco ripetitivo; tendenza a seguire delle routine. Va detto, precisano dal Cdc, che anche bimbi senza Dsa possono avere alcune di queste manifestazioni, ma per chi ne soffre questi sintomi sono tali da complicare notevolmente il normale svolgimento della propria vita.
Quali sono le cause
Che il vaccino trivalente contro morbillo-parotite-rosolia causi l’autismo, l’abbiamo detto e ripetuto più volte, è una bufala. Uno dei tanti miti che circonda il Disturbo dello spettro autistico. Quali che siano le cause del Dsa non è infatti ancora chiaro, sebbene i ricercatori siano ormai concordi nel ritenere che ci sia presente tanto un coinvolgimento genico che ambientale. Solo lo scorso ottobre Nature pubblicava due studi in cui presentava una lista di circa 100 geni connessi all’insorgenza della malattia ed è di questi giorni la notizia della scoperta, da parte di ricercatori italiani, del meccanismo con cui le mutazioni in un gene (RAB39B), correlato all’autismo, possono compromettere la comunicazione tra i neuroni.
Sappiamo inoltre che se un gemello omozigote soffre di Dsa in 9 casi su 10 capiterà lo stesso all’altro, e in generale se un bambino ha diagnosi di Dsa suo fratello ha il 35% di rischio in più rispetto alla media di incorrere nella malattia. Inoltre, circa il 10% dei bambini che soffrono di autismo hanno anche altre condizioni genetiche, come Sindrome dell’X fragile o di Down. Ma ci sono anche casi di autismo in cui non è possibile risalire a una storia familiare della malattia.
L’idea è che il disturbo nello sviluppo delle strutture cerebrali che si osserva precocemente in chi soffre di Dsa sia dovuto al malfunzionamento di alcuni geni coinvolti nella crescita del cervello e dei suoi sistemi di comunicazione con il contributo di alcuni fattori ambientali. Tra questi, sembrano essere correlati al rischio di autismo l’età avanzata dei genitori al concepimento, elevati livelli di esposizione per la madre a pesticidi e inquinamento, parti molto prematuri e complicati (dove per esempio il bambino sperimenta mancanza di ossigeno al cervello).
Le terapie
L’autismo è una condizione permanente, ma ciò non significa che gli interventi terapeutici, soprattutto se precoci (e se tempestiva è quindi la diagnosi), non possano apportare dei miglioramenti nella vita del paziente e nel suo sviluppo. Premesso che ogni paziente è diverso e che quindi ogni terapia lo sarà.
Per interventi si intendono tanto quelli di tipo socio-comportamentali – come terapie per lo sviluppo del linguaggio, del gioco, di auto-aiuto e di condivisione, per l’adattamento all’ambiente fisico e all’interazione con gli altri bambini, di riduzione dell’ansia e dell’aggressività – quanto interventi con medicinali. Non esiste una medicina contro l’autismo, ma possono essere somministrati medicinali per il trattamento di sintomi come l’epilessia, l’ansia o l’aggressività, sebbene sulla reale efficacia di antipsicotici, stimolanti e antidepressivi gli specialisti abbiano sollevato non pochi dubbi, anche per la comparsa di effetti indesiderati e, in alcuni casi, di effetti opposti (come l’aumento delle stereotipie). Per quel che riguarda gli interventi comportamentali invece esistono diverse tecniche e modelli di intervento, come l’applied behavior analysis (Aba), il Denver Model.
In ogni caso il supporto e la preparazione dei genitori, e spesso dell’intera famiglia, è essenziale per la buona riuscita delle terapie. Tenendo a mente una serie di messaggi chiave, riassunti da Ellen Notbohm, scrittrice e madre di un bambino con autismo, e presentati nella seconda edizione del suo libro 10 cose che ogni bambino con autismo vorrebbe che tu sapessi. Immaginando di far parlare un bambino autistico con un adulto, per Notbohm questo è quello che i grandi dovrebbero sempre tenere sempre a mente:
1. Io sono un bambino;
2. I miei sensi non si sincronizzano;
3. Distingui fra ciò che non voglio fare e non posso fare;
4. Sono un pensatore concreto. Interpreto il linguaggio letteralmente;
5. Fai attenzione a tutti i modi in cui cerco di comunicare;
6. Fammi vedere! Io ho un pensiero visivo;
7. Concentrati su ciò che posso fare e non su ciò che non posso fare;
8. Aiutami nelle interazioni sociali;
9. Identifica che cos’è che innesca le mie crisi;
10. Amami incondizionatamente.

giovedì 12 marzo 2015

DOMANI SERA ALLE 20,45 PRESSO IL SALONE POLIVALENTE (sagra) DI MANSUE'
FINALMENTE MARCO TONELLO E ANDREA PIZZINAT POTRANNO CONDIVIDERE CON TUTTI VOI LA LORO ESPERIENZA IN BURUNDI.
 NON SARA' UNA SERATA NOIOSA  SIA MARCO CHE ANDREA SONO GIOVANI E COMUNICATIVI AL MASSIMO ,E' STATA UNA ESPERIENZA INTERESSANTE , CHE RIFAREBBERO IMMEDIATAMENTE ANCHE SE LE DIFFICOLTA' IN QUELLA TERRA D'AFRICA SONO MOLTE. 
MARCO E ANDREA VI RINGRAZIANO FIN D'ORA PER LA VOSTRA ATTENZIONE E PARTECIPAZIONE .

..........ED IO CHE GESTISCO QUESTO BLOG VI REGALO IL CIELO STELLATO DEL BURUNDI ,UNA MERAVIGLIA 
A DOMANI SERA 



venerdì 6 marzo 2015

IN ATTESA DELLA SERATA DI VENERDI' 13MARZO , VI REGALO IN ANTEPRIMA QUALCHE FOTO DEL VIAGGIO IN BURUNDI DI MARCO E ANDREA.
(GRAZIE AD ANDREA PER LE FOTOGRAFIE)